Inter-Monterrey 1-1: la verità è che ci stanno vendendo un mazzo nuovo, ma le carte sono sempre le stesse
Non è colpa di Chivu. Ma questa squadra sembra ferma nel tempo. E a me, questa cosa, fa paura.
Stanotte l’Inter è tornata in campo per la prima partita della nuova stagione. Avversario il Monterrey, squadra messicana, nettamente inferiore sulla carta e senza grandi nomi da copertina — o quasi. Perché a segnare è stato lui, ancora una volta, Sergio Ramos.
Sì, proprio lui. Classe 1986, barba e fascino da guerriero stanco, ma ancora una volta decisivo. Sul suo goal c’è tutta l’incertezza di una difesa che, purtroppo, sembra la stessa dello scorso anno: sbadata, lenta, prevedibile. Sommer non dà sicurezza, il reparto è statico, e si comincia con una doccia fredda.
Lautaro, l’unico punto fermo
La risposta arriva, per fortuna, dal solito capitano: Lautaro Martínez. Il più forte, il più continuo, quello da cui si deve ripartire. L’argentino la butta dentro, accende per un attimo l’entusiasmo, ma è un fuoco che si spegne in fretta.
L’Inter sbaglia tantissimo. Davanti alla porta sembra esserci un campo minato. Errori banali, poca lucidità, scelte sbagliate.
Non è solo una questione di gol
La partita finisce 1-1. Poco, pochissimo. Ma non è solo il risultato a preoccuparmi. È il “sapore” della partita. Il retrogusto amaro di un déjà vu che si ripresenta puntuale.
Perché l’Inter, nonostante l’impegno e il tentativo sincero di Chivu di rianimare l’ambiente, sembra la stessa squadra di aprile-maggio scorso. Quella squadra spenta, confusa, che sapeva solo affidarsi ai soliti noti.
E infatti, sono ancora lì…
- Darmian
- Acerbi
- Mkhitaryan
- De Vrij
Tutti in campo. Ancora titolari. Ancora chiamati a fare la differenza.
Giocatori che hanno dato tanto, che meritano rispetto, ma che dovevano essere ormai seconde linee. Non il presente, al massimo… qualche spezzone nel futuro.
Invece, si continua a costruire su di loro. Perché? Perché acquisti veri, giovani, strutturali… non sono stati fatti.
Qualche timido segnale
Qualcosa di interessante s’è visto, va detto.
Luis Henrique sulla fascia è moderno, aggressivo, dinamico. Deve ancora adattarsi, ma è il tipo di giocatore che mancava.
Susic si muove bene, ma è chiaramente ancora in rodaggio, deve trovare i ritmi giusti.
Chivu non ha colpe. Ma la società?
Il problema non è Chivu. Sta cercando di ricostruire sulle macerie, di riaccendere una fiammella in uno spogliatoio che ha perso certezze e fame. Ma con questi uomini, e senza investimenti veri, cosa può fare?
Il rischio è chiaro: ci stanno vendendo un mazzo nuovo, ma le carte sono sempre le stesse. Mischiate, rigirate, messe in ordine diverso… ma non c’è nulla di davvero nuovo.
E l’Inter non può permettersi un’altra stagione d’attesa. Non dopo quella appena passata.
Conclusione
Questo è l’anno della verità. L’anno in cui bisogna decidere se restare nostalgici o diventare ambiziosi.
Ma se il buongiorno si vede dal Monterrey, allora siamo fermi. E io, da tifoso, non voglio vedere l’Inter invecchiare senza reagire.
