Un addio che fa rumore anche nel silenzio: Inzaghi lascia l’Inter
Ci sono notizie che, anche se nell’aria, fanno comunque male.
Anche se te le aspetti, ti lasciano spiazzato.
Anche se sembrano la fine naturale di un ciclo, ti spezzano qualcosa dentro.
Oggi, Simone Inzaghi ha comunicato il suo addio all’Inter. Accetterà l’offerta faraonica dell’Al-Hilal, in Arabia Saudita. Una scelta comprensibile, umana, professionale. Ma che per qualcuno del popolo nerazzurro, sa di pugnalata al petto.
Un amore lungo, fatto di serate leggendarie e notti insonni
Con Inzaghi non ci siamo solo tolti qualche soddisfazione.
Abbiamo sognato.
Abbiamo vissuto la poesia di un’Inter che giocava a calcio come poche volte nella sua storia.
Abbiamo urlato nei 4 gol al Barcellona, tremato a Porto e Lisbona, pianto d’orgoglio dopo la finale di Istanbul (e di tristezza dopo quella di Monaco).
Ci siamo abbracciati a San Siro dopo l’1-0 con la Juve, ci siamo sciolti nel gol di Lautaro al Milan nel derby di Champions, abbiamo urlato la gioia di una Supercoppa stravinta, due Coppe Italia portate a casa, e ci siamo sentiti vivi, anche nella sofferenza.
Inzaghi non è stato un semplice allenatore.
È stato un legame emotivo.
Un filo sottile e invisibile tra il nostro cuore e quella panchina.
Un demone gentile venuto da Piacenza che ha trasformato la nostra Inter in una squadra vera, bellissima da guardare, e spesso anche da amare.
Non sempre ci siamo capiti. Ma ci siamo amati, questo sì.
Non è stato tutto perfetto, no.
Abbiamo litigato. Ci siamo arrabbiati.
Abbiamo sofferto per due scudetti persi male, per i cambi incomprensibili, per l’ultima finale devastante.
Ma se c’è una cosa che ci resterà addosso è la sensazione che Inzaghi abbia sempre dato tutto, anche quando non aveva abbastanza.
Ha vinto con una rosa corta, ha combattuto con quello che aveva.
Mai una polemica. Mai una parola fuori posto. Sempre a proteggere il gruppo, anche nei momenti più difficili. Sempre a testa alta. Sempre interista nell’anima, anche se non da nascita.
A volte, per amore, bisogna lasciarsi.
Questa storia finisce qui.
Forse è giusto così.
Forse Inzaghi non poteva dare più di così. Forse l’Inter ha bisogno di un nuovo inizio, di una nuova voce.
E forse anche lui aveva bisogno di cambiare aria, di sentirsi desiderato, stimato, coccolato in modo diverso.
Perché in fondo, le storie d’amore più intense non finiscono con urla o tradimenti.
Finiscono con un abbraccio, uno sguardo lungo, e una lacrima che non scende ma si ferma lì, tra cuore e gola.
La porta rimane aperta. Il cuore pure.
Ciao Simone.
Grazie per ogni notte in cui ci hai fatto battere il cuore.
Grazie per aver messo il tuo volto accanto al nostro dolore e alla nostra gloria.
Grazie per non aver mai voltato le spalle.
Un giorno magari tornerai. Magari ci reincontreremo, da avversari o da amici.
E quando lo faremo, sappi che noi quella porticina nel cuore non l’abbiamo mai chiusa.
Perché ci sono amori che finiscono.
Ma la fiamma, se è vera, non si spegne mai.
